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	<title>La danse du destin</title>
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	<description>Sarajevo, 12 ans après</description>
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		<title>la bambina che giocava nella carcassa di un&#8217;auto</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il posto dove avevo scattato la foto della bambina che giocava nella carcassa di un&#8217;automobile in mezzo a un parcheggio dietro l&#8217;Holiday Inn era irriconoscibile: i palazzi in rovina erano stati demoliti e al loro posto ve ne erano di nuovi. Tutta la zona era cambiata. L&#8217;indomani mi chiamò la madre della bambina. Quando arrivai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/12/226048-1024x676.jpg" alt="" title="Sarajevo 1994-2006 : destins de guerre" width="950" height="627" class="aligncenter size-large wp-image-415" /></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/23-HANA-DAPO-IT.mp3"></audio></p>
<p>Il posto dove avevo scattato la foto della bambina che giocava nella carcassa di un&#8217;automobile in mezzo a un parcheggio dietro l&#8217;Holiday Inn era irriconoscibile: i palazzi in rovina erano stati demoliti e al loro posto ve ne erano di nuovi. Tutta la zona era cambiata. L&#8217;indomani mi chiamò la madre della bambina. Quando arrivai all&#8217;appuntamento non credetti ai miei occhi.</p>
<p>“Sono Hana. Dapo. Mi stupisce davvero che tu sia riuscito a ritrovarmi con questa foto che ha visto la mia maestra. Non ricordo bene quei momenti ma durante il cessate il fuoco mi divertivo, di nascosto dai miei genitori, giocando con le carcasse delle auto. Ho appena finito gli studi all&#8217;Istituto</p>
<p>di Management commerciale, una grande scuola di commercio. Ora voglio specializzarmi in marketing, vorrei diventare un dirigente importante in qualche azienda di marketing. Mi impegno con tutte le mie forze per finire di studiare, diventare la migliore in questo campo, e lavorare in una grande impresa. Ma la carriera non è tutto nella vita : la mattina voglio svegliarmi circondata dalle persone che amo, avere una famiglia,  e  amici ,  e aiutarli a concretizzare sogni e ambizioni.”</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/12/226049-1024x682.jpg" alt="" title="Sarajevo 1994-2006 : destins de guerre" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-416" /></p>
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		<title>preoccupazione per il futuro dei giovani</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ascolta la testimonianza Durante la guerra il marmista Topcagic non ha mai smesso di scolpire tombe. Si è diplomato alla Accademia di Belle Arti, ma la richiesta di pietre tombali era di gran lunga superiore a quella per le sue creazioni artistiche. Oggi continua a lavorare nel suo laboratorio sommerso dalla polvere: ha i capelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/12/226052-1024x677.jpg" alt="" title="Sarajevo 1994-2006 : destins de guerre" width="950" height="628" class="aligncenter size-large wp-image-409" />
<p><strong>ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/26-TOPKAGIC-IT2.mp3"></audio></p>
<p>Durante la guerra il marmista Topcagic non ha mai smesso di scolpire tombe. Si è diplomato alla Accademia di Belle Arti, ma la richiesta di pietre tombali era di gran lunga superiore a quella per le sue creazioni artistiche. Oggi continua a lavorare nel suo laboratorio sommerso dalla polvere: ha i capelli bianchi, sarà per la polvere di marmo, per l&#8217;età o forse per le preoccupazioni&#8230; Comunque a quanto pare gli affari vanno bene e mentre lui invecchia un giovane apprendista impara il mestiere e presto prenderà il suo posto. Mi parla delle sue inquietudini per i giovani. Sarajevo va bene per chi ha un lavoro, ma per gli altri?<br />
“C&#8217;è un certo clima, un&#8217;atmosfera come di transizione ma non riusciamo a capirlo, questo cambiamento. E&#8217; un problema. ..Anzi, molti problemi &#8230;</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/12/226053-1024x682.jpg" alt="" title="Sarajevo 1994-2006 : destins de guerre" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-410" /></p>
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		<title>La Ballerina…</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 22:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Dodici anni prima, una ragazza si esercitava alla sbarra ogni giorno, fino quando non chiusero la scuola di balletto perché era troppo pericoloso ballare con i cecchini appostati. Esposte al fuoco, le finestre della sala prove erano crivellate di pallottole e proiettili di mortaio. Mentre i giovani ballerini erano al fronte, questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226061new-682x1024.jpg" alt="" title="L&#039;inconnue" width="682" height="1024" class="aligncenter size-large wp-image-225" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/01-Danseuse-IT.mp3"></audio><br />
Dodici anni prima, una  ragazza si esercitava alla sbarra ogni giorno, fino quando non chiusero la scuola di balletto perché era troppo pericoloso ballare con i cecchini appostati. Esposte al fuoco, le finestre della sala prove erano crivellate di pallottole e proiettili di mortaio. Mentre i giovani ballerini erano al fronte, questa<br />
ballerina non aveva smesso di lavorare in solitudine sul Lago dei cigni &#8230; In questa danza del destino, anche lei era scomparsa senza lasciare traccia. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tijana la musicista</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 22:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Ho trovato Tijana quasi per caso. Ero all&#8217;Accademia di Musica in cerca dei giovani musicisti che avevo fotografato durante l&#8217;assedio. Purtroppo alcuni di loro non avevano continuato la carriera musicale. Poi una ragazza si è riconosciuta in una foto scattata al Coro del centro culturale “Club Bosnia”. Era Tijana, che all&#8217;epoca cantava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226089new-1024x698.jpg" alt="" title="Musique bosniaque en tête " width="950" height="647" class="leftcenter size-large wp-image-221" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/18-TIJANA-IT.mp3"></audio><br />
Ho trovato Tijana quasi per caso. Ero all&#8217;Accademia di Musica in cerca dei giovani musicisti che avevo fotografato durante l&#8217;assedio. Purtroppo alcuni di loro non avevano continuato la carriera musicale. Poi una ragazza si è riconosciuta in una foto scattata al Coro del centro culturale “Club Bosnia”. Era Tijana, che all&#8217;epoca cantava canzoni popolari tradizionali nella corale. E non è tutto,<br />
perché si è impegnata a fondo nella musica : accompagna al piano i corsi di danza classica, canta e suona in concerti rock, ed è interessata a tutto ciò che riguarda la cultura in generale.<br />
“Mi chiamo Tijana Viknimic&#8230;</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226091new-1024x682.jpg" alt="" title="Aujourd’hui Tijana vit pour la musique" width="950" height="632" class="alignnone size-large wp-image-222" /></p>
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		<title>Gli snipers del cimitero</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Nella primavera del 1994 passai vicino al cimitero sulla collina dove, in mezzo a vecchie tombe musulmane alcuni bambini giocavano “alla guerra” . Imitavano i cecchini che, dall&#8217;alto delle colline, miravano ai loro obiettivi. Fra tutte, ho scelto la foto che ritraeva insieme Jasmin e Dzenan ma, con mia grande sorpresa, scoprii [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226050new-1024x667.jpg" alt="" title="Jouant aux snipers " width="950" height="618" class="aligncenter size-large wp-image-217" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/21-CIMITERO-IT-3.mp3"></audio><br />
Nella primavera del 1994 passai vicino al cimitero sulla collina dove, in mezzo a vecchie tombe musulmane alcuni bambini giocavano “alla guerra” . Imitavano i cecchini che, dall&#8217;alto delle colline, miravano ai loro obiettivi. Fra tutte, ho scelto la foto che ritraeva insieme Jasmin e Dzenan ma, con mia grande sorpresa,  scoprii che non si conoscevano affatto e che avevano giocato insieme solo per qualche giorno al tempo in cui le loro famiglie si erano spostate in quel quartiere. Sono tornato in quel luogo, che è molto cambiato da allora. Hanno intavolato una conversazione cercando di evocare i ricordi di quel tempo.<br />
Dzenan: “ Mio Dio, era così tanto tempo fa&#8230;<br />
<img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226051new-1024x682.jpg" alt="" title="Jasmin et Dzenan de retour au cimetière" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-218" /></p>
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		<title>Dietro il parabrezza</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Al tempo della guerra Aldin e Amel non si conoscevano. Le loro famiglie erano state trasferite nel quartiere dove avevo scattate le foto. Qualche volta avevano giocato insieme in mezzo a carcasse di automobili in un parcheggio, con gli altri bambini. Poi erano tornati nelle zone di origine. Prima che il quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226003new-1024x661.jpg" alt="" title="Le pare-brise criblé" width="950" height="613" class="aligncenter size-large wp-image-209" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/05-Parabrise-IT2.mp3"></audio><br />
Al tempo della guerra Aldin e Amel non si conoscevano. Le loro famiglie erano state trasferite nel quartiere dove avevo scattate le foto. Qualche volta avevano giocato insieme in mezzo a carcasse di automobili in un parcheggio, con gli altri bambini. Poi erano tornati nelle zone di origine. Prima che il quotidiano Dnevni decidesse di sostenere la mia ricerca pubblicando la foto del &#8217;94 era  stato  impossibile ritrovare quell&#8217;angolo. E&#8217; così che la madre di Aldin ha riconosciuto suo figlio e il suo piccolo compagno di giochi. Allora tutto era accaduto troppo velocemente e forse solo oggi si incontrano di nuovo. Si parlano dopo 12 anni: </p>
<p>Aldin: “Cosa fai?”<br />
Amel: “Sto terminando gli studi. Studi di tecnica delle ferrovie. E tu?”<br />
&#8230;</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226005new-1024x682.jpg" alt="" title="Derrière la vitrine" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-210" /></p>
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		<title>Il gioco del Tram</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Anisa e Almedina. Durante il “cessate il fuoco” i bambini giocavano al “trenino” sulla piazza davanti alla Biblioteca Nazionale. Il vero tramway non circolava più dall&#8217;inizio dell&#8217;assedio. Grazie alle mie ricerche scoprii che questi bambini provenivano da altri quartieri, erano sfollati. Visitando le scuole, i collegi, le università, ho potuto rintracciare Anisa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226006new-1024x670.jpg" alt="" title="Pendant des moments de cessez le feu" width="950" height="621" class="aligncenter size-large wp-image-198" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/06-FILLES-TRAM-IT2.mp3"></audio><br />
Anisa e Almedina. Durante il “cessate il fuoco” i bambini giocavano al “trenino” sulla piazza davanti alla Biblioteca Nazionale. Il vero tramway non  circolava più dall&#8217;inizio dell&#8217;assedio. Grazie alle mie ricerche scoprii che questi bambini provenivano da altri quartieri, erano sfollati.<br />
Visitando le scuole, i collegi, le università, ho potuto rintracciare Anisa che studiava medicina e Almedina, studente di agraria. Ho organizzato un incontro proprio là dove  12 anni prima avevano giocato insieme. Ma all&#8217;appuntamento ho trovato anche qualche sorpresa, delle storie sorprendenti.<br />
Alla fine Anisa e Almedina si incontrarono dopo tanti anni e s&#8217;immersero nei ricordi e nei racconti.<br />
Anisa: “Questo matto di fotografo è passato dalla scuola media, dal liceo, è risalito fino alla facoltà di medicina dove studio, per ritrovarmi. Ha fatto tre volte il giro della città!”<br />
Almedina: “In fondo, non tanto matto! E dopotutto, eccoci di nuovo insieme. Chi l&#8217;avrebbe mai immaginato?”&#8230;</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226007new-1024x682.jpg" alt="" title="Anesa et Almedina aujourd hui universitaires sont au rendez vous" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-199" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Gemelli</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza I gemelli Nadir e Fakuk erano felici quando, nel 1994, andavano a raccogliere i pacchi di aiuti umanitari con la nonna. Allora, per loro era quasi un gioco attendere in fila indiana per prendere un po&#8217; di zucchero o di farina. Una delle rare occasioni per uscire di casa. Ho vagato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226010new-1024x674.jpg" alt="" title="Un moment de bonheur avec la grand-mère" width="950" height="625" class="aligncenter size-large wp-image-203" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/10-Gemeaux-IT.mp3"></audio><br />
I gemelli Nadir e Fakuk erano felici quando, nel 1994, andavano a raccogliere i pacchi di aiuti umanitari con la nonna. Allora, per loro era quasi un gioco attendere in fila indiana per prendere un po&#8217; di zucchero o di farina. Una delle rare occasioni per uscire di casa. Ho vagato una settimana intera intorno alle colline di Bistrik prima di ritrovare questi due ragazzi. Sono molto cambiati, e anche le loro vite. Aisha, la nonna, non c&#8217;è più: è sopravvissuta alle bombe, ma non alla vecchiaia. I ragazzi sono ancora inseparabili ma si vestono in  modo rigorosamente diverso&#8230;<br />
Faruk: “Mi chiamo Faruk Telalovic.  Studio fisioterapia alla facoltà di medicina  Mi ricordo della nonna Aisha. Si occupava di noi, del mio fratello gemello Nadir e di me. Ci portava con sé a  prendere i pacchi di aiuti umanitari fra un bombardamento e l&#8217;altro. Mi ricordo ancora del fragore<br />
delle bombe.“</p>
<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226011new-1024x682.jpg" alt="" title="Une promenade ordinaire" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-204" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Namik e la sua pecora</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta la testimonianza Namik non va più a zonzo con la sua pecora. Per mancanza di mezzi, Namik vive ancora oggi con i genitori e lavora come autista di taxi. Gli piacerebbe cambiare lavoro. Malgrado la precarietà non si abbatte, conserva un briciolo di humour e la speranza di cambiare lavoro prima o poi. “Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226022new-1024x672.jpg" alt="" title="Namik et son mouton sur les collines de Sarajevo" width="950" height="623" class="aligncenter size-large wp-image-191" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/15-NAMIK-IT.mp3"></audio><br />
Namik non  va più a zonzo con la sua pecora. Per mancanza di mezzi, Namik vive ancora oggi con i genitori e lavora come autista di taxi. Gli piacerebbe cambiare lavoro. Malgrado la precarietà non si abbatte, conserva un briciolo di humour e la speranza di cambiare lavoro prima o poi.<br />
“Ho finito di studiare e poi ho trovato un lavoro come autista di taxi. Hai notato che ti hanno indicato dove abito ma che è stato difficile trovarmi in casa! Lavoro 12 ore al giorno e in un mese posso prendere solo 2 giorni di riposo. Oggi è uno di quei giorni. Hai avuto fortuna a trovarmi. Comunque non posso lamentarmi troppo. Conosco tanti giovani che non riescono a trovare lavoro. Siamo in una situazione di transizione  e dovremo aspettare ancora qualche anno per vedere miglioramenti evidenti nella vita di tutti. La gente preferisce andare a piedi o usare il tram o il bus piuttosto che prendere il taxi, perché non ha soldi … Spero che la società per la quale lavoro non chiuda, perché la concorrenza è forte. Sento che ci sarà un futuro qui, nella mia città. Per questo non ho mai pensato di emigrare all&#8217;estero. Sogno l&#8217;Italia, la Francia, la Grecia, ma solo per passarci una o due settimane di vacanza. E&#8217; solo una questione di tempo, poi le cose andranno meglio. I giovani hanno bisogno di una vita migliore. In fondo, possiamo sorridere dopo tutto quello che abbiamo passato”.<br />
<img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226023new-1024x682.jpg" alt="" title="Conducteur de taxi" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-192" /></p>
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		<title>Sevala “la pietra„ di Bascarsija durante l&#8217;assedio</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 21:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226032new-1024x655.jpg" alt="" title="Sevala, la &quot;pierre&quot; de Bascarsija pendant le siège" width="950" height="607" class="aligncenter size-large wp-image-187" />
<p><strong>Ascolta la testimonianza</strong></p>
<p><audio controls src="/expo/wp-content/uploads/2012/12/24-SEVALA-IT.mp3"></audio><br />
All&#8217;inizio delle mie ricerche, tutti si soffermavano sulla foto di questa donna che durante la guerra, in abito tradizionale, ogni giorno vendeva giornali davanti alla Grande Moschea. Mi avevano assicurato che era facile incontrarla soprattutto la mattina nella zona pedonale. Ma dopo tre settimane di ricerche avevo quattro nomi diversi, cinque indirizzi e qualcuno sosteneva che fosse morta. Alla quarta settimana, quando ormai questo incontro pareva impossibile, e la mia speranza di trovarla cominciava a svanire, una ragazza mi disse di presentarmi la mattina presto alla distribuzione del pane e della farina organizzata dalla città per aiutare le famiglie bisognose.<br />
Sevala era là. Faticai a riconoscerla: non indossava più l&#8217;abito tradizionale, e neanche il foulard,  la pelle non era più così chiara, era invecchiata ma ancora bella, gli occhi chiari ancora luminosi. Mi si rivolse con la voce rotta dall&#8217;emozione,  sul punto di scoppiare in lacrime:<br />
“Grazie, grazie davvero. Sono Sevala. Lei è la prima persona dopo 15 anni che mi chiede come mi chiamo, che si interessa a me. Avrei potuto scomparire senza che nessuno se ne accorgesse. Ho venduto giornali durante e dopo la guerra per più di 15 anni . Sono la “pietra” di Bascarsija. Tutti in città compravano i giornali, ma nessuno s&#8217;interessava a me. Mi chiedevano solo il giornale, nessuno mi ha mai invitato a prendere un caffé. Tutti mi conoscono, ma nessuno sa chi sono”<br />
Sono commosso dalle sue parole e mi lascio convincere a seguirla nel suo appartamento a Novo Sarajevo. Con un ascensore sgangherato saliamo al 16° piano di una torre fatiscente. “Benvenuto a Sarajevo” esclama aprendo la porta d&#8217;ingresso. Un appartamentino, anche questo in rovina, che mostra ancora evidenti le tracce della guerra. Niente soldi, niente acqua e elettricità! : “Entra che ti faccio vedere la mia Jugoslavia!”. Non riesco a capire. Apre una grossa scatola dalla quale tira fuori il suo passato: il diploma in lingua araba, le foto dei viaggi a Belgrado, le sue foto da studente, “il suo caro Tito”, la squadra di calòcio della ex Jugoslavia, ma soprattutto il suo vecchio, prezioso passaporto Jugoslavo.<br />
<img src="http://www.agostino-reportages.com/expo/wp-content/uploads/2011/11/226033new-1024x682.jpg" alt="" title="12 ans après Dans l&#039;oubli" width="950" height="632" class="aligncenter size-large wp-image-188" /></p>
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